Nel mental coaching si utilizzano tecniche e strumenti di “mental training” per superare determinati ostacoli che non permettono all’atleta (professionista o amatore) di esprimere tutto il proprio potenziale. Grazie a queste tecniche viene messo nelle condizioni ideali per modificare ciò che non funziona, di svelare a se stesso tutti gli impedimenti che non gli permettono di raggiungere i risultati e gli obiettivi prefissati.
Il mental coaching si pone l’obiettivo di far individuare all’atleta nuove opportunità dentro sé affinché possa:
Migliorare e sviluppare la capacità di attenzione;
Migliorare e sviluppare la capacità di concentrazione;
Gestire lo stress e l’ansia prima e durante la prestazione sportiva;
Controllare e gestire la fatica atletica;
Migliorare la propria autostima;
Aumentare la propria consapevolezza corporea(mediante tecniche di rilassamento e meditazione);
Migliorare la conoscenza di sé attraverso il controllo e la gestione delle proprie emozioni.
I FOCUS ATTENTIVI
La capacità di attenzione determina i risultati, scarsi o eccellenti a seconda della sua intensità. Per il lavoro di mental coaching con l’atleta i focus attentivi sono legati a due tipologie interconnesse di attenzione: selettiva, (specifica) e aperta (legata al contesto di riferimento) che definiremo semplicemente “attenzione”.
L’attenzione è un muscolo cognitivo, una risorsa mentale sottile, sfuggente, invisibile quasi, e per questo generalmente poco considerata. Eppure riveste un’importanza enorme rispetto al modo in cui l’atleta affronta la sua disciplina, lo mette in connessione con il suo contesto di riferimento, plasmando e definendo la sua esperienza sportiva da professionista, agonista dopolavorista o semplice amatore. Il lavoro che l’atleta fa sui focus attentivi come hanno spiegato in questi ultimi anni le neuroscienze, produrrà risultati nella maggior parte delle cose che farà anche a prescindere dal suo ambiente sportivo. Dall’auto consapevolezza, fondamento della gestione del proprio sé, all’empatia, radice della competenza nelle relazioni con gli altri.
  
“Il funzionamento dell’attenzione è in gran parte assimilabile a quello di un muscolo: se la usiamo poco si infiacchisce, mentre se la facciamo lavorare bene acquista vigore” spiega Goleman in “Focus” mostrandoci i benefici che possiamo ricavare dal suo rafforzamento e i modi in cui possiamo raggiungere questo obiettivo. Il risultato non sarà legato a qualcosa che ha a che fare essenzialmente con la “performance” perché lavorando sodo sul muscolo cognitivo dell’attenzione si da libera espressione alla creatività (presente in ogni atleta, altra grande risorsa che rappresenta una sorta di equilibrio tra concentrazione e distrazione. Se l’attenzione è un muscolo mentale che necessita di un allenamento specifico, come allenarlo nella pratica quotidiana? Esistono tecniche specifiche di mental training che hanno tutte un primo punto essenziale, imprescindibile per il risultato finale ma il più delle volte poco considerato: la respirazione . . .
Una corretta e profonda respirazione rappresenta il preludio al massimo livello di attenzione/concentrazione cui può ambire un atleta., lo stato di flow. Lo stato di concentrazione pura in cui tutto fluisce in modo armonico e senza sforzi estenuanti. Lo stato di flow riequilibra persino i bisogni fisiologici.
Il mental coaching permette di far aumentare il livello di concentrazione ricorrendo a quattro strumenti: il self talk, l’autostima, l’autocontrollo e l’impegno e come detto in precedenza grazie alle tecniche di mental training.
Ve ne anticipo una:
TECNICA DELLA VISUALIZZAZIONE – L’atleta deve evocare mentalmente scenari specifici, quali una competizione della sua disciplina sportiva, in cui lui è prima spettatore/osservatore della gara. In questa fase il focus sarà su tutti gli aspetti esterni e circostanti. Nella seconda fase si farà assumere all’atleta il ruolo del protagonista dell’esperienza e gli si chiederà di tirar fuori tutti gli effetti sensoriali di tale visualizzazione. Si metterà l’atleta nelle condizioni di rivivere mentalmente la gara, piuttosto che il gesto atletico o un allenamento specifico. Le neuroscienze hanno dimostrato che la visualizzazione mentale dei movimenti corporei, attiva quella parte del cervello rappresentata dalla corteccia motoria come se l’atleta stesse effettivamente svolgendo quell’azione. La ripetizione mentale di un gesto atletico, inteso come un vero e proprio allenamento sviluppa un sensibile miglioramento di quel gesto incidendo sulla capacità coordinativa legata ai movimenti specifici del corpo.
ESERCITAZIONE PRATICA: l’atleta si accomoda su una poltrona o si sdraia, comunque in una posizione più comoda possibile. Per eliminare tutte le possibili distrazioni l’atleta si deve rilassare seguendo il ritmo del sua stessa respirazione. Rimane concentrato sulla sua respirazione fino a quando non sentirà alleviare tutte le tue tensioni muscolari. Bene, adesso dovrà visualizzare una situazione di gara o un allenamento specifico. Deve osservare chi ha intorno. Si sofferma su un particolare momento della competizione o del workout, mentre sta compiendo un gesto atletico e ripete la stessa visualizzazione fino a quando non ritiene di averla compiuta in modo impeccabile. Deve soffermarsi a visualizzare il gesto nello specifico: la posizione del suo corpo, le sensazioni corporee, la tecnica che utilizza o quella che ritiene sia più idonea. L’atleta deve ripetere questo esercizio di visualizzazione tutte le volte che può, anche pochi istanti prima della gara. Questo gli permetterà di cadenzare la respirazione, rimanere concentrato, abbassare il livello di ansia, generare il rilassamento muscolare e modulare la frequenza cardiaca.
Che tu sia un atleta professionista o un semplice amatore cambia poco se consideri che l’atteggiamento mentale incide per il 60% e che se riesci a utilizzare tutto il tuo potenziale il risultato è garantito. Hai un obiettivo, vuoi essere migliore?